Au bout des doigts

Climbing site specific performance completamente realizzata a energia solare

durata: 45’
pubblico: fino a 1500 persone, a partire dai 3 anni

 

idea, direzione e coreografia: Piergiorgio Milano
disegno luci, direzione tecnica e gestione sistema fotovoltaico: Gianni Melis
musica dal vivo: Pino Basile
interpreti: Luc Rohard, Elisa Melis, Zuzana Drobna, Luca Sansoé, Alessandro Facciolo, Cindel Shultess, Piergiorgio Milano
drammaturgia: Piergiorgio Milano, Teodora Grano
rigging: Luc Rohard
fonico: Federico Dal Pozzo
produzione: Elisa Bottero/La Caduta

diffusione: Valentina Barone
una coproduzione: Torinodanza festival/Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Malraux Scene Nationale Chambéry Savoie, nell’ambito del progetto Corpo Links Cluster sostenuto da PC INTERREG V A - Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020), La Caduta
con il sostegno di: Compagnia di San Paolo, nell’ambito del bando ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea
grazie a: Laure Clapies, Mauel Bisacca, Associazione Torino sul filo, Flic Scuola di Circo

«La qualità più alta di questa performance è di portare a tutti gli effetti il teatro e la danza in montagna. Mettendo in luce, in modo nuovo e inaspettato, quelli che sono i valori, i gesti e le qualità legati al mondo dell’arrampicata sportiva.»

Piergiorgio Milano

«Nel momento in cui inizi ad arrampicare, ti accorgi che la roccia si è adattata per milioni di anni al vento, all’acqua e al tempo. Ed improvvisamente, mentre la mano si chiude su una piccola sporgenza della roccia, scopri che non sei più solo a danzare sulla parete, ma che ad ogni presa delle dita, o appoggio del piede, tutta la storia della terra sta danzando intorno a te.»

Johnny Dawes

ARRAMPICATA E SLACKLINE. UNA PERFORMANCE MOZZAFIATO

 

Au Bout des Doigts è una performance di danza pronta a sfidare la verticalità, attraverso l’eleganza, la naturalezza e l’imprevedibilità dell’arrampicata sportiva.

 Lo spettacolo ricrea un’atmosfera unica e particolare, a tratti utopica, che riesce ad esercitare un forte richiamo dentro ognuno di noi. Lo spettatore si nutre di emozioni legate alla spettacolarità del gesto sportivo, alla meraviglia del vedere l’uomo elevarsi da terra, al rapporto diretto con la natura, alla presa e alla gestione di un rischio concreto di fronte ai suoi occhi.

 Au Bout des Doigts è una performance che meraviglia gli spettatori, creando un universo unico, un momento sospeso in cui luci, musica e coreografia rivelano un volto nuovo e ancora mai visto delle pareti rocciose. La stessa arrampicata sportiva appare sotto un’altra forma, più eterea, poetica e coinvolgente, e lascia col fiato sospeso gli spettatori per tutta la sua durata.

 Lo spettacolo coinvolge un cast d’eccezione: sei danzatori professionisti che allo stesso tempo vantano un curriculum di climber di alto livello, provenienti da Italia, Francia, Inghilterra e Slovacchia.

 Au Bout des Doigts mescola i principi forti della danza contemporanea, come il rilascio, lo scivolamento e la caduta, al movimento pragmatico, ma allo stesso tempo istintivo, dell’arrampicata libera.

 Una componente altamente spettacolare della performance è la presenza di un’attraversata completa del luogo su un cavo a più di 30 metri di altezza.

 Il pubblico viene letteralmente “sorvolato” da un performer, che senza nessun tipo di aiuto o sostegno, ma solamente controllando il proprio equilibrio, cammina sopra la testa degli spettatori.

 All’arrampicata e alla danza, quindi, si unisce anche la tecnica slackline, un’attraversata sospesa tra due punti opposti della montagna in cui il funambolismo incontra il paesaggio.

LA MUSICA DAL VIVO

Lo sviluppo della performance è accompagnato dal vivo dal compositore Pino Basile.

 La sua musica si contraddistingue per un suono profondo ed emozionante che sembra scaturire dalla terra stessa. Il maestro crea le sue composizioni con strumenti armonici a percussione di sua invenzione chiamati Cupe Cupe.

Questi strumenti, parte di un’antica tradizione del meridione italiano, si riconoscono per un’incredibile varietà di basse frequenze che creano un forte impatto emotivo quando vengono suonate.

 Esperto e ricercatore di musica indiana, Pino Basile da anni mescola la tradizione del Solcatto, sistema metrico musicale indiano, con le sonorità della musica tradizionale pugliese. Ne deriva un suono unico, con infinite possibilità ritmiche, a cui il maestro, tramite l‘uso della voce, abbina partiture melodiche, costruendo in tempo reale paesaggi sonori complessi e instancabili.

In questa performance la sua abilità di improvvisatore e di compositore saranno messe alla prova nel seguire una danza fatta di sospensioni, cambi di tensione e piccolissimi appigli, sui quali anche il musicista si troverà a danzare con i suoi strumenti.

«Qualcuno obietterà,

dicendo che per salire sulla roccia non occorre l’arte,

ma soltanto il fegato.

No!

Saper ideare la via più logica ed elegante per attingere una vetta

disdegnando il versante più comodo e facile,

e percorrere questa via in uno sforzo cosciente di tutti i nervi,

di tutti i tendini, disperatamente tesi per vincere l’attrazione

del vuoto e il risucchio della vertigine,

è una vera e qualche volta stupenda opera d’arte:

vale a dire il prodotto dello spirito e dell’estetica,

che scolpito sulla muraglia rocciosa durerà eternamente,

finchè le Montagne avran vita.»

 

Emilio Comici

IL RAPPORTO DIRETTO CON IL TERRITORIO E LA COMUNITÀ

Au Bout des Doigts è stato creato per poter coinvolgere e integrare anche gli arrampicatori professionisti o semiprofessionisti residenti o che si allenano sul territorio in cui viene messa in scena la performance.

 L’obiettivo è di creare un interesse verso la creazione artistica tra chi si occupa nello specifico di montagna e arrampicata.

 La montagna è quindi utilizzata come terreno di incontro tra contemporaneità e tradizione, tra competenze e linguaggi diversi, dando risalto alla pratica sportiva e alle sue possibilità artistiche.

Inoltre, contattando palestre e associazioni sportive di arrampicata sul territorio, è possibile associare lo spettacolo ad un workshop, con l’intenzione di sviluppare la dialettica tra attività sportive e artistiche, aprire gli assi di questa fisica unica nel suo genere a chi sia interessato a svilupparla poi in maniera autonoma.

 L’integrazione diretta del territorio all’interno dello spettacolo offre la possibilità di creare un legame forte tra la performance ed il suo pubblico, assicurando che l’evento sia sentito e vissuto pienamente dalle persone che vivono nei luoghi in cui viene proposto.

 

SITE SPECIFIC

Au Bout des Doigts offre allo spettatore una coreografia verticale che rimane specifica e propria del luogo in cui lo spettacolo è rappresentato. Ogni falesia, infatti, porta con sé una partitura coreografica diversa, dettata dalla roccia stessa.

 La performance, quindi, è adattabile a qualsiasi luogo che offra un supporto verticale, sia quest’ultimo una parete rocciosa o un ambiente urbano. Tutto quello che può essere declinato come supporto all’arrampicata, è terreno fertile per ospitare una versione sempre nuova e specifica dello spettacolo.

 Au Bout des Doigts si presenta come una vera e propria sfida artistica ed interpretativa contro la gravità, in cui a dettare le regole è il luogo stesso che la ospita.

Ogni falesia, parete di arrampicata artificiale, o edificio, si distinguono per una propria estetica, per un proprio carattere che obbliga i performer e il coreografo a scoprire i suoi passaggi segreti e i suoi movimenti nascosti.

 

ENERGIA SOLARE

Per mantenere una connessione il più autentica e naturale possibile con il paesaggio, Au Bout des Doigts utilizza una tecnologia innovativa a basso impatto ambientale.

 Il disegno luci è stato creato tramite un impianto di accumulo fotovoltaico che permette di incanalare l’energia solare senza l’utilizzo di generatori o altri impianti elettrici. Questa soluzione offre al gruppo la possibilità di lavorare in piena autonomia, anche in luoghi non facilmente raggiungibili dai servizi urbani. L’autonomia tecnica è una caratteristica fondamentale del progetto, ed è stata realizzata per poter accedere a quei luoghi naturali che non sono mai stati immaginati come possibile palcoscenico per una performance.

Il paesaggio che accoglie lo spettacolo non viene intaccato minimamente: non ci sono cavi, non ci sono rumori, non si vedono collegamenti elettrici. Tutto lavora e viene coordinato in modalità wireless, offrendo allo spettatore la visione più pura e naturale possibile del luogo in cui si trova.

 L’impianto è ideato dal light designer Gianni Melis, insieme all’ingegnere del suono Cristian Buccioli, che associano da tempo il lavoro artistico alle fonti di energia rinnovabili e a basso impatto ambientale. Con l’aiuto di ingegneri del settore, si è costruita una piccola centrale elettrica alimentata con il sole, un carro delle energie che, oggi più che mai, ci rende consapevoli, autonomi e partecipi, ma soprattutto liberi, di poter scegliere una quotidianità ecosostenibile.

 

«Cosa spinge un gruppo di artisti, danzatori e professionisti dello spettacolo a rinunciare ai rassicuranti e stabili allacci di corrente o modernissimi gruppi elettrogeni, pur di avventurarsi nei meandri del mondo fotovoltaico?

Acquisire la consapevolezza scientifica e pratica, che sia possibile imprigionare energia proveniente dal sole - o dal vento - sprigionarla e restituirla sotto forma di luce per la danza e i corpi in movimento, è un’esperienza più poetica che scientifica. Imparando a costruire e programmare un impianto solare, si scopre magicamente che il rapporto tra energia e movimento, luce e poesia, è molto più connesso di quanto un ingegnere e un danzatore possano sospettare. È qualcosa che ti lega indissolubilmente alla consapevolezza di quale forma possa essere il nostro futuro sostenibile.»

Gianni Melis