THEATRIFRY

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di e con Eleonora Paris e Alessandro Balestrieri 

musiche originali di Francesco Altilio e Riccardo Romano

produzione BALT / Teatro della Caduta

« Vuol dare un pezzo? Lo dia in pezzi, subito!
Perché dargli qualcosa di unitario?
Tanto il pubblico glielo mette in briciole.»

(Johan Wolfang von Goethe, Faust)

 

Due figure vestite di nero, con il volto sbiadito ripercorrono le parole di alcuni dei più grandi drammaturghi della storia. I testi dialogano con le musiche originali composte da Francesco Altilio e Riccardo Romano, diventano brani. Di tanto in tanto però questi brani sono intervallati da interruzioni pubblicitarie attraverso cui la “macchina” di Theatrify esorta il pubblico ad abbonarsi per godere dello spettacolo senza interruzioni. Monologhi e musica si fondono in un divertissement che prende in giro cultura di massa e show business ponendo dei quesiti sul teatro contemporaneo.


Attraverso una drammaturgia frammentata e fatta di continue interruzioni, come accade in molte piattaforme web per la riproduzione di musica,
indaghiamo le dinamiche dello spettacolo nel mondo contemporaneo, prendendo in prestito le parole del passato. Se la nostra attenzione non resiste più a stimoli duraturi, mentre le nostre emozioni sono sempre più impetuose e superficiali, che senso ha fare spettacolo oggi? Che tipo di spettacolo vuole lo spettatore?

 

“Sono necessarie forme nuove” – diceva Konstantin ne Il Gabbiano – “e se queste mancano, allora è meglio che niente sia necessario”.
Le due figure in scena, come due musicisti impacciati, due fantasmi del teatro, due clown, ci ricordano che la bellezza passa per la vulnerabilità, per
l'umanità che si nasconde dietro l'efficienza degli algoritmi delle macchine.


Anche quando tutto salta, compresi i nessi logici di causa-effetto, anche quando il marketing sembra inglobare ogni aspetto della nostra vita, qualcosa di inafferrabile scorre ancora tra di noi. E forse da qui, si può ricominciare.