Con il sostegno di

Ass. Teatro della Caduta  - Piazza Santa Giulia, 11 - Uffici: Via Bava, 28 - il Teatro: via Buniva 24 -  10124 Torino  (TO)

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1/6000 Uno Su Seimila

uno spettacolo di Marco Bianchini 

luci Fabio Bonfanti suoni Gabriele Porqueddu 

progetto scenografico Marzia Barberato, Marco Bianchini
 

con il sostegno di

Campsirago Residenza, RadiceTimbrica Teatro, BottegArt

 "I've felt uncomfortable since the day that I was born..." John Grant

Villaverla, un piccolo comune di circa seimila abitanti del distretto n. 8, Alto Vicentino. Ad un certo punto uno di loro si rende conto che ci sono diverse cose in lui che lo rendono diverso rispetto a tutti gli altri. Le possibilità sono due: lasciare il paese, oppure trovare il modo di adattarsi. Quando ancora non hai raggiunto l’età per andartene di casa la scelta è obbligata, ma fino a che punto si può cambiare sé stessi? E cosa succede quando si decide di smettere di adattarsi? 
1/ 6000 è una mirabolante parabola drammaturgica che parte da ricordi ed esperienze personali per esplorare il tema della diversità con una varietà di situazioni ed emozioni mai vista prima: da oscure nozioni sull’Alto Vicentino a strategie estreme di sopravvivenza al bullismo, da retroscena inaspettati su cartoni animati giapponesi a gare rocambolesche di bmx, e ancora, simulazioni improbabili, vulcani spenti, polsi spezzati per colpa dell'ape Maia, vulcani finti, maghette gender fluid e neomelodici napoletani.
Marco Bianchini, partendo dal racconto della sua diversità, apre lo sguardo e parla della diversità in generale – di genere, di pensiero, di colore – e lo fa coniugando alto e basso, reale e immaginario, ironia e dramma.

Note di regia

Lo spettacolo nasce da una domanda: Com’è possibile che ancora oggi ci siano delle persone che devono vergognarsi di come sono, come si muovono, vestono, parlano, di quello che gli piace e che devono continuamente sorvegliare il proprio comportamento per non avere problemi e che addirittura, per questi stessi problemi arrivano al punto di togliersi la vita?

Ho voluto raccontare questo senso di scollamento tra la propria identità e l’immagine che si sente di dover mostrare all’esterno - la sensazione di non sentirsi “a posto” sia dentro di sé che rispetto al proprio ambiente - a partire dal mio vissuto personale, andando a ripescare episodi della mia infanzia e adolescenza nel profondo della provincia veneta e cercando la maniera di portarli in scena senza scivolare nell’autocommiserazione e nel ripiegamento in me stesso.