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La ballata dei Van Gogh

scritto, diretto e interpretato da

Marco Bianchini

La Ballata dei Van Gogh è un monologo, scritto e interpretato da Marco Bianchini, in cui attraverso la voce dei familiari del grande pittore olandese si delinea la sua vicenda umana e artistica, in un’alternanza di stili narrativi e registri emozionali. Un ritratto singolare del precursore dell’espressionismo, tra frammenti di vita reale e ricostruzioni fantastiche. Vincent Van Gogh, raccontato attraverso lo sguardo della sua famiglia e di altre figure che hanno accompagnato la sua tormentata esistenza: il fratello Theo, che ne ricompone l’immagine attraverso l’intenso carteggio intercorso tra di loro, la sorella Anna, i genitori, la giovane Eugenie Loyer e altri, che prendono forma dalla voce di Bianchini.
Attraverso i dialoghi tra i vari personaggi, lo spettatore rivive alcune tappe fondamentali della biografia dell’artista: dalla nascita alle prime delusioni amorose, dai tentativi iniziali di affermarsi nel mondo del commercio agli esordi come pittore, dalle colline del Brabante alle soffitte di Parigi, passando per Londra, Amsterdam e le miniere del Borinage. E poi gli aspetti contraddittori del suo carattere; l’umore instabile, tra emozioni dirompenti ed improvvise cadute. Il tutto filtrato attraverso gli occhi di coloro che l’hanno conosciuto e che, nello svolgersi della vicenda, sostengono, criticano, appoggiano o disapprovano le azioni e le scelte di Van Gogh.

NOTE DI REGIA
Ho scelto di raccontare Vincent Van Gogh perché è una figura che mi ha sempre affascinato sia come artista che come essere umano, e in particolare mi interessava approfondire il suo rapporto con il fratello Theo. Per questo, quando ho iniziato a lavorare a questo spettacolo ho voluto concentrarmi soprattutto sugli aspetti umani e relazionali legati alla biografia del pittore. Quello che mi interessava era mostrare la dimensione umana di Vincent e l’impatto che la personalità di un artista del suo calibro ha esercitato sulle sue relazioni. L’intento non è banalizzare il personaggio riducendolo ad una dimensione quotidiana, ma al contrario, esaltarne l’eccezionalità per contrasto con la normalità dell’ambiente in cui è vissuto.
Partendo dai carteggi tra Vincent e i suoi famigliari e amici ho costruito una drammaturgia originale che vuole mostrare l’uomo, ancor prima dell’artista, nel suo presente, soffermandomi in particolare sugli aspetti paradossali del suo carattere e dando largo spazio ai punti di vista degli altri personaggi. Quello che doveva essere un testo su Vincent Van Gogh ha assunto i contorni di una vera e propria saga familiare che racconta le vicende dell’intera famiglia Van Gogh attraverso le gesta del suo membro più celebre.
Ho volutamente optato per una messa in scena spoglia e priva di riferimenti visivi alle opere del pittore al fine di evitare di scivolare nel didascalico e di lasciare libero spazio al potere evocativo della recitazione.